Orciatico, antico borgo che conserva ancora l’aspetto medievale, Spedaletto, un tempo residenza di caccia di Lorenzo il Magnifico, Villaggio S. Giovanni Valdera, immerso nel verde del tipico paesaggio toscano.
Brevi cenni storici di Orciatico
Le origini di Orciatico sono da attribuirsi al periodo longobardo. Prova ne è il ritrovamento, durante i lavori di restauro di una delle torri dell’antico castello, di una pietra con incisa la data 652. I longobardi usavano indicare le date solo per segnalare avvenimenti eccezionali.
Ritroviamo poi Orciatico in un atto di vendita datato 31 luglio 801, dove i nomi sono di chiara origine longobarda: … Signum manus: Liutarium, Piscioli, Lupolo Ursi, Sisiperto…
Secondo il dizionario Repetti, il castello di Orciatico è databile attorno al XII secolo. Nel 1185 il vescovo volterrano, Ildebrando dei Pannocchieschi, ne acquista una porzione dalla contessa Teodora. In seguito Orciatico seguirà costantemente le sorti di Lajatico.
Da prima sotto i vescovi di Volterra, poi sotto l’egemonia pisana ed infine viene assoggettato al dominio fiorentino. Già dal 1313, con gli statuti pisani, fu riconosciuto libero comune e assegnato ad un capitano assieme ai castelli di Lajatico e Pava.
Sotto il dominio di Firenze invece il comune di Orciatico fu assegnato alla Podesteria di Lajatico assieme a Chianni Rivalto e Terricciola. Rimase libero comune fino al 1776, quando con la legge sul contado pisano fu annesso al vicino comune di Lajatico.
Chiesa San Michele Arcangelo

La chiesa parrocchiale di Orciatico fu eretta agli inizi del XVI secolo in aggiunta ad un’altra molto più antica posta all’interno del castello e dedicata anch’essa A S. Michele. Nel settembre del 1509 il vescovo Geremia Contugi consacrò la nuova chiesa con titolo di Pievania.
Agli inizi del 1800 la struttura subì un grosso rifacimento essendo pericolante la parete Nord, fu completamente ricostruita assieme al tetto ed al campanile. Il 29 settembre del 1816 il vescovo Gaetano Incontri consacrò la chiesa con titolo di arcipretura.
Il soffitto della chiesa, costituito in un’unica navata suddivisa da quattro arconi, fu decorato nel 1816 dal pittore Francesco Catola con scene raffiguranti i Quattro Evangelisti.
All’interno della chiesa è possibile ammirare l’altar maggiore scolpito in pietra locale e riportante ai lati lo stemma del Pievano Filippo Vigilanti. (1777 – 1830), un pregevole crocefisso in legno decorato del XVII secolo e un quadro di autore ignoto raffigurante le anime del purgatorio.
Alla parrocchiale è annessa la chiesetta detta della Compagnia. La compagnia della SS Concezione era un istituzione laica sorta nel 1641 con lo scopo di assistere e curare i bisognosi. All’interno di quest’utima sono visibili due statue in pietra e l’altare in pietra con stucchi di gesso colorato.
La Torre del Castello
Nel nucleo più antico del paese, dove sorgeva il castello risalente al XII secolo, alcuni anni fa (1993) è stata abilmente restaurata una delle torri dell’antico complesso.
Durante i lavori di ristrutturazione è stata rinvenuta una pietra con sopra incisa la data 652. Conferma questa, oltre al suffisso atico dell’origine longobarda d’Orciatico.
La pietra è stata poi collocata sulla facciata principale della costruzione. Questo recupero va ad aggiungersi ad altri lavori quali, il riassetto urbano dell’intero centro storico, il rifacimento della pavimentazione stradale, la sostituzione dei moderni lampioni con lampade in stile, il ripristino della vecchia fonte del castello.
La complessità di questi lavori e l’abilità con cui sono stati eseguiti, hanno restituito al borgo quel fascino di poesia e di antico caratteristici della vecchia tradizione toscana.
Oratorio della SS. Annunziata
Poco distante dall’oratorio di S. Sebastiano si trovava una cappella gentilizia deteriorata e completamente in rovina.
Nel 2002 è stata rilevata dall’Amministrazione Comunale, e dopo un accurato restauro è stata resa di pubblica utilità adibendola a sala polivalente.
La sala, anche se di dimensioni ridotte, è a disposizione di chiunque ne faccia richiesta per ospitare mostre di ogni genere e natura. Nel corso dell’anno pittori, artisti, fotografi, la utilizzano per esporre le proprie opere.
I Mulini a Vento

A Sud di Orciatico, a circa 10 minuti di cammino si trovano i ruderi di due mulini a vento (percorso segnalato) Il primo, risalente alla seconda metà del XVII secolo, è stato recuperato e restaurato.
Dalla sua ubicazione è possibile godere di un panorama non indifferente fitto di boschi, colline e non molto lontano si intravede la Rocca di Pietracassia.
Il secondo è stato edificato nel 1761 da Tommaso Tani di Orciatico. Ambedue i mulini sono del tipo a torre con corpo in pietra disposto su due piani e torretta girevole in legno.
Se sei interessato ad Orciatico non puoi perderti assolutamente la Rocca di Pietracassia
Astromical Centre Lajatico

Proseguendo sulla stessa strada, dopo i mulini a vento, è situato un osservatorio astronomico (segnalato) gestito da università e associazioni astrofile.
L’osservatorio si trova a 500 metri di altezza, in una zona protetta dall’inquinamento luminoso. Le attività che vi si svolgono sono prevalentemente di ricerca astronomica, ricerca supernovae, fotometria stellare e monitoraggio del cielo mediante diversi telescopi.
La struttura, aperta nelle ore notturne, si occupa di ricerca scientifica in collaborazione con le università.
Nei week end di “luna nera” vengono organizzati star party nell’area astrofili dove gli appassionati possono istallare i propri telescopi per osservare il cielo.
Lajatico è…
il cuore della toscana
La Rocca di Pietracassia
La possente Rocca di Pietracassia si trova adagiata su di un versante collinare compreso tra i torrenti Sterza e Fosce. Dall’alto dei suoi 550 metri sul livello del mare, domina le vallate di Val d’Era, Val di Sterza e parte della Val di Cecina, consentendo una visuale completa di quasi 360°.
La costruzione poggia su di un grosso masso di Alberese che ne rende praticamente inespugnabile il versante nord.
Dalla fenditura che si trova sul masso deriva il nome di Pietracassia, cioè pietra cassa, rotta, spaccata. Il primo documento riguardante la Rocca è datato 8 luglio 1028 e tratta di uno scambio di terre e castelli.
In seguito, nell’anno 1075, un inviato del Papa dichiarò nulla una vendita di alcuni territori nel distretto di Pietracassia, che il Vescovo volterrano Eumancio aveva fatto al Vescovo di Pisa.
Nell’anno 1115 la Rocca di Pietracassia fu acquisita assieme ad altri castelli della Val d’Era dal Vescovo volterrano Ruggero a seguito di una volontà testamentaria del conte Ugo della famiglia dei Pannocchieschi.
Un’altra porzione di Pietracassia passò al vescovo Galgano nel 1161. Nell’anno 1202 i pisani spingendosi fino in Val d’Era, conquistarono molti castelli tra cui Pietracassa.
La Rocca rimase nelle loro mani, almeno del governo ufficiale, fino al 1286 quando con l’accordo di Villamagna fu restituita al Vescovo volterrano. Tuttavia, ancora nei primi anni del 1300, la Rocca risulta sempre nelle mani dei pisani anche se il castellano, Jacopo Gaetani da qualche tempo era stato bandito dal comune di Pisa.
Nel 1405 sarà un discendente di Jacopo, Pietro Gaetani, che tradendo la sua patria dietro lauta ricompensa, consegnerà Pietracassa, Orciatico e Lajatico alla Signoria di Firenze. In prossimità della Rocca vi era una piccola chiesa dedicata a San Bartolomeo e dipendente dalla Pieve di Orciatico.
A partire dal 1434, anno in cui Firenze smantellò per rappresaglia i castelli di Orciatico, Lajatico e Pietracassia, la Rocca non avrà più storia.
Sarà ricordata nei documenti solo come possedimento agricolo della tenuta di Spedaletto. L’epistolario dei familiari di Michelangelo Buonarroti conserva una lettera inviata da Marsilio Uguccioni, “castellano di Pietracassa” nel 1507 a Giansimone Buonarroti, nella quale si descrive la Rocca “su un poggio che se ne va alle stelle”, immersa in un folto bosco popolato ormai quasi soltanto da cinghiali e caprioli.
Anche se oggi il maniero è per la quasi totalità distrutto, quel poco che rimane testimonia la grandezza e l’imponenza che doveva avere nel pieno del suo splendore.
Il nucleo più antico della Rocca è costituito dalla torre d’avvistamento posta nella parte più alta del complesso. La prima cinta muraria, risalente all’VIII secolo, è estesa solo su tre lati del castello in quanto il lato nord, affacciandosi su di un dirupo alto 50 metri è praticamente inespugnabile.
L’unico accesso al castello è situato lungo una muraglia di 45 metri caratterizzata dall’assenza di aperture o feritoie.
Tale ingresso è posto ad un’altezza sopraelevata rispetto alla base del bastione, in modo da essere murato dall’interno in caso d’assedio.

All’estremità della possente muraglia sono collocate due torri, che data la loro diversità strutturale dovevano avere scopi diversi.
Quella a Levante, posta vicino all’ingresso della seconda cinta muraria si presenta con una massiccia base eptagonale; mentre quella a Ponente, più slanciata, è a pianta quadrilatera.
La seconda cinta di mura, di cui abbiamo accennato sopra, è anch’essa disposta solo su tre lati e fa parte di una costruzione più tarda databile attorno al XIII secolo.
Dista dal nucleo centrale alcune decine di metri. Questa distanza garantiva una miglior difesa della Rocca vera e propria. Per la costruzione dell’imponente maniero furono utilizzati blocchi di pietra locale lavorati da abili scalpellini.
La maestria degli artigiani è evidente, sia nell’accostamento delle pietre che costituiscono quasi un blocco unico, sia nella costruzione, ad esempio, della volta semisferica del torrione eptagonale che riprende l’architettura di epoca romanica.
In tempi recenti numerose parti della Rocca, compresa proprio la torre eptagonale, erano ormai prossime al completo collasso strutturale. L’importante intervento di restuaro statico ha permesso, grazie anche al contributo della Regione Toscana e della Banca Popolare di Lajatico, il salvataggio iin extremis di ciò che restava di questo imponente e pregevole complesso fortificato.
La visita alla Rocca diviene tappa d’obbligo, sia per l’interesse storico, essendo uno dei pochi esempi di architettura tardo Longobarda presente in Toscana, sia per il suggestivo percorso tra boschi e colline che il visitatore deve compiere per raggiungere il maniero e infine per il panorama che si gode dall’alto dei suoi 550 mlm: nei giorni di sereno lo sguardo può spaziare dai monti dell’Amiata fino al promontorio di Piombino.
Spedaletto di Lajatico

La Villa Medicea di Spedaletto Sulla sommità di dolci colline, compreso tra i fiumi Ragone ed Era, sorge l’antico complesso di Spedaletto.
Edificato, con tutta probabilità, dai frati ospedalieri di Altopascio intorno all’anno 1000 e da questi adibito ad ospedale per l’assistenza dei viandanti e pellegrini.
Lo scopo dei primi ospedali non era, infatti, assistenziale – curativo, ma aveva l’obiettivo di “ospitare” chi richiedeva alloggio.
Nella seconda metà del 1400, quando l’egemonia di Firenze si spinse fino al contado volterrano, Spedaletto divenne residenza di caccia di Lorenzo il Magnifico.
Egli cercò di renderla degna della sua corte chiamando artisti di notevole fama ad abbellire quella che sarebbe dovuta essere la sua dimora di svago.
Hanno lavorato a Spedaletto artisti come Botticelli, Perugino, Lippi, i quali affrescarono l’ampio ingresso che immette nel cortile dell’edificio, caratteristico dei palazzi del Primo Rinascimento. Purtroppo di questi affreschi non rimangono che poche tracce; tutto andò perduto durante un incendio scoppiato nel corso del 1600.
Il complesso e la tenuta di Spedaletto furono ceduti da Lorenzo in dote alla figlia Maddalena, andata in sposa a Francesco Cybo Malaspina, principe di Massa e Carrara.
Nel 1607 Alberigo Malaspina vendette tutto alla nobile famiglia fiorentina dei Corsini, che ancora oggi ne sono i proprietari. Nel 1644 il Granduca Ferdinando II concesse in feudo con il titolo di marchesato, al principe Filippo Corsini, i territori di Lajatico Orciatico e Pietracassia.
Nel 1749, tolto il privilegio feudale, questi tornarono sotto il controllo della corona granducale, lasciando i possedimenti della tenuta ai Corsini.
La villa, se pur soggetta a vincolo storico, rimane di proprietà privata e quindi pubblicamente non visitabile.
